About me

Giampiero Marcocci / Photography

ABOUT ME

Lavoro come fotografo dal 1994. Ho frequentato a Roma l’Istituto Superiore di Fotografia. Ho iniziato a fotografare diversi anni or sono e tutte le immagini prodotte sono state realizzate lungo un continuum di ricerca guidata da sensazioni personali, emozioni vissute, letture, pertanto le fotografie non hanno avuto l’urgenza di essere sin dalla loro nascita incasellate in una struttura coerente che avesse già un nome, uno scopo, un obiettivo preciso. Il valore assoluto delle mie immagini consiste proprio nella loro immediatezza, nel loro nascere da pulsioni piuttosto che essere la reazione a un qualcosa di precostituito. Ritengo quindi che probabilmente il mio lavoro non è assolutamente compiuto e nel tempo potrebbe accrescersi, diramarsi, prendere altre strade, trasformarsi. Questa trasformazione è quello che credo sia il tratto distintivo dei miei lavori, questa plasticità delle forme, dei pensieri, che si riflette nella sperimentazione di nuove modalità espressive, le tecniche con le quali decido di realizzare e dare forma alle mie emozioni, ai miei vissuti, cercando quella porta che connette il mio dentro al fuori, rendendo universali archetipi personali spesso inconsci. In questa indefinizione che mi caratterizza, in questo apparente caos, punto saldo e mio compagno di avventura, posso dire che il mio lavoro vive e respira di frammenti, fatto di storie senza avvenimenti, con motivi costanti quali il sogno, la fuga dal mondo reale, uno scrigno di testi di taglio simbolista, le cui atmosfere rarefatte proiettano il fruitore in un mondo onirico e atemporale suggestivo. Cerco nella fotografia l’espressione istintiva, imprevedibile, che emoziona. Credo nella potenza della fotografia che va ricercata in quello che non ci mostra, nei sentimenti e nelle emozioni che suscita guardandola.
I have been working as a photographer since 1994. I attended the High Institute of Photography in Rome. I started photographing several years ago and all the images produced were created along a continuum of research lead by personal sensations, lived emotions, readings, therefore the photographs did not have the urgency of being, since their birth, boxed in a consistent structure that it already had a name, a purpose, a specific goal. The absolute value of my images consists precisely in their immediacy, in their being born from impulses rather than being the reaction to something pre-established. I therefore believe that my work is probably not complete and over time it could grow, branch out, take other paths, transform. This transformation is what I believe is the hallmark of my works, this plasticity of forms, of thoughts, which is reflected in the experimentation of new expressive methods, the techniques with which I decide to create and shape my emotions, my experiences, looking for that door that connects my inside to the outside, making universal personal archetypes often unconscious. In this undefinition that characterizes me, in this apparent chaos, strong point and my companion in adventure, I can say that my work lives and breathes in fragments, made up of stories without events, with constant motifs such as dreams, escape from the real world, a treasure of symbolist texts, whose rarefied atmospheres project the user into an evocative dreamlike and timeless world. I look for the instinctive, unpredictable expression that excites in photography. I believe in the power of photography, that must be sought in what it does not show us, in the feelings and emotions it arouses by looking at it.

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